Costruire la resilienza urbana è una delle più grandi sfide che la contemporaneità pone agli studiosi  dei fenomeni urbani e territoriali.

Gli insediamenti umani si rivelano sempre più deboli di fronte agli eventi naturali che sembrano intensificarsi per quantità e dimensioni.

La città e il territorio sembrano essere sotto attacco e appaiono sempre più vulnerabili di fronte alla minacce che vengono dalla natura e dall’azione scellerata dell’uomo.

Il rischio naturale esiste solo a causa dell’antropizzazione in quanto è proprio la presenza dell’uomo a trasformare un evento naturale come un terremoto, un’inondazione o un maremoto in pericolo per l’uomo stesso. In tal senso, la città è un fattore di moltiplicazione del rischio per la concentrazione di vite umane, attività e beni esposti.

Agli eventi naturali che da sempre hanno minacciato gli insediamenti umani, si aggiungono i nuovi fattori di rischio che sono i cambiamenti climatici, la desertificazione, gli esodi di massa, l’abbandono delle aree rurali, la crescita incontrollata delle megalopoli, aumento delle povertà urbana e così via.

Questo scenario pone una forte crescente domanda di resilienza urbana intesa come capacità adattiva rispetto alla vulnerabilità che trasforma il rischio in pericolo.

La vulnerabilità può essere considerata da diversi punti di vista attraverso l’analisi dei beni esposti al rischio, della morfologia urbana e degli spazi, delle attività e delle funzioni della città, della comunità urbana e della declinazione sociale.

Analogamente, la resilienza si costruisce migliorando la capacità adattiva nelle diverse articolazioni della complessità urbana, sul piano fisico e funzionale, a livello multiscalare  e attraverso la collaborazione interdisciplinare e intersettoriale.

Pubblicato: 2016-02-05

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