• La fragilità urbanistica della "città di mezzo" 2
    N. 22 (2019)

    Con “città di mezzo” ci si riferisce spesso nel dibattito urbanistico alle idee di città diffusa o città intermedia, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni ’90, con l’avvio di strutturate riflessioni sulla nuova forma della città contemporanea, estesa sul territorio oltre i non più chiaramente rintracciabili limiti urbani. E’ il tentativo di interpretare un nuovo modello urbano che non ha corrispondenti nella storia precedente, sicuramente distante da quello tradizionale europeo. Il concetto di città di mezzo, o in-between city come si è andato affermando nel dibattito internazionale, tenta di descrivere  i temi della disgregazione dei limiti tra città e campagna, della compenetrazione del tessuto edificato nello spazio rurale e naturale, della scomparsa graduale della tradizionale gerarchia dei modelli insediativi. Tratta della formazione di una nuova città, che si colloca tra la città compatta e quella diffusa, tra i luoghi certi dello spazio vissuto e quelli indefiniti (non-luoghi) del movimento, tra i cicli territorialmente definiti delle economie locali e quelli impercettibili del mercato globalizzato.

  • La fragilità urbanistica della “città di mezzo”
    N. 21 (2018)

    Il degrado urbano investe non solo la città consolidata, specie dove la ricchezza del suo patrimonio storico, architettonico ed artistico costituisce il motore della sua vivacità sociale, economica e culturale, né tantomeno  i quartieri realizzati dalla mano pubblica ai margini estremi delle sue periferie, sui quali il dibattito urbanistico dell’ultimo quarantennio ha centralizzato le sue attenzioni, ma soprattutto le aree di promiscua separazione che intervalla i due assetti insediativi, dove la dismessa pratica dell’agricoltura ha ceduto il passo allo spontaneismo costruttivo collocantesi a metà strada tra l’abusivismo residenziale, “cosiddetto di necessità”, e la speculazione fondiaria ed edilizia che ha imperversato a decorrere dal secondo dopoguerra,  favorita dall’assenza di una opportuna pianificazione esecutiva. Di qui la nascita della cosiddetta “città di mezzo”, indeterminato spazio ospitante precarie urbanizzazioni, nata e sviluppatasi al di fuori di una logica e di un disegno programmatorio e pianificatorio, che non è stata interessata, se non marginalmente, dal recupero, dal risanamento e dalla riqualificazione (ambientale, sociale, economica e culturale) del patrimonio insediativo versante in condizioni di degrado. La “città di mezzo” nata dalla sconfitta del piano e del progetto, ha preso a svilupparsi da sé, con la medesima fragilità che ha contraddistinto la sua genesi.

  • Rigenerazione Urbana nell'UE
    N. 18 (2017)

    Negli ultimi tre decenni l'Unione Europea ha prestato crescente attenzione al ruolo sostanziale che le città svolgono nello sviluppo del territorio europeo e al loro potenziale contributo per affrontare le sfide economiche, climatiche, ambientali e sociali.
    Sulla base di questa consapevolezza, nell'ambito delle istituzioni comunitarie è avvenuto un complesso processo di costruzione delle politiche di rigenerazione urbana a partire dalla fine degli anni '80. Questa ha portato alla definizione di ciò che oggi potremmo chiamare la politica urbana dell'UE, che si è formalizzata mediante il lancio di una serie di strumenti non obbligatori di tipo diverso, particolarmente orientati a sostenere gli Stati membri, le regioni, le città e gli altri soggetti interessati a fronteggiare il declino delle aree urbane.
    L'iniziativa comunitaria URBAN è stata ampiamente riconosciuta come strumento più influente lanciato a questo proposito. Il cosiddetto metodo URBAN e l'Urban Acquis dell'UE si basano sull’approccio integrato, collaborativo ed innovativo per la rigenerazione urbana. È stato anche assunto nella visione "urban mainstreaming " adottata nel contesto della politica di coesione dal 2007, i cui principi guida tendono ad essere integrati nei programmi operativi degli Stati membri.
    Nel nuovo periodo di programmazione (2014-2020) è stata rafforzata la dimensione urbana della politica di coesione. In questo ambito, gli Stati membri sono tenuti a stanziare almeno il 5% del proprio Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per sostenere strategie integrate di sviluppo urbano sostenibile. Sono stati inoltre introdotti nuovi strumenti per promuovere un'azione urbana innovativa e integrata (Azioni Innovative Urbane, Rete di Sviluppo Urbano). Insieme con la continuazione di iniziative esistenti come URBACT, questi e altri strumenti hanno l'obiettivo di promuovere il sostegno dell'UE alla rigenerazione urbana mediante un approccio integrato.
    Questo numero di TRIA si concentra sulla rigenerazione urbana nell'UE. Il suo obiettivo è affrontare criticamente la politica urbana europea, considerato il fatto che la ricerca scientifica su questo tema resta ancora molto limitata. L'obiettivo è quello di contribuire ad una migliore comprensione dello scenario generale e di focalizzare l'attenzione della comunità scientifica, dei responsabili politici e degli altri soggetti interessati all’analisi critica della politica intrapresa per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile.

  • Engendering Habitat III: affrontare le sfide globali nelle città
    N. 17 (2016)

    Questo numero speciale di TRIA comprende una serie di articoli selezionati ed elaborati sulla base delle presentazioni tenute al Convegno Internazionale  Engendering Habitat III che ha avuto luogo a Madrid nel mese di ottobre 2016. La conferenza è stata organizzata dalla rete genderSTE COST europea e dalla Presidenza UNESCO sulle Politiche di Genere nella Scienza, Tecnologia e Innovazione dell'Università Politecnica di Madrid.  Circa duecento partecipanti provenienti da 40 paesi e cinque continenti si sono impegnati nelle discussioni, fornendo contributi da una grande varietà di discipline accademiche. I contributi discutono delle sfide contemporanee all'ambiente urbano, con particolare riferimento alle loro dimensioni di genere e alla promozione della parità di genere.

  • TRIA 16 Verso Habitat III. Una prospettiva di genere
    N. 16 (2016)

    Nel 1976 ci fu il primo vertice globale, ufficialmente identificato come la Conferenza delle Nazioni Unite sugli Insediamenti Umani e lo Sviluppo Urbano Sostenibile, noto come Habitat I, primo di un ciclo ventennale di conferenze (1996, 2016), nel quale si è avviato il dibattito internazionale su queste tematiche. Nel 1996 la seconda conferenza si è tenuta a Istanbul analizzando due temi: " Una abitazione adeguata per tutti" e " Lo sviluppo sostenibile degli insediamenti umani in un mondo urbanizzato". La terza conferenza - Habitat III - si terrà a Quito il 17-20 Ottobre 2016, e tutti i membri dell'Assemblea compiranno un passo in avanti per la definizione del Nuova Agenda Urbana che rappresenta non solo una visione per il futuro, ma anche un forte impegno ad agire per perseguire concretamente gli obiettivi di un mondo urbano più sostenibile.
    La Nuova Agenda Urbana contiene molti impegni e dedica particolare attenzione alle esigenze delle donne nel promuovere politiche e azioni al fine di rimuovere gli ostacoli che le donne quotidianamente affrontano nell'ambiente urbano. L'Agenda promuove l'equità di genere e l'empowerment in tutte le attività urbane, al fine di garantire la partecipazione delle donne a tutti i livelli dei processi decisionali. In particolare, la pianificazione urbana sensibile al genere dovrebbe incidere sui mezzi di trasporto, i servizi e le infrastrutture diffusi nella città. Un altro aspetto importante è garantire la sicurezza della città contemporanea, in particolare per le donne e le ragazze, rendendo gli spazi pubblici privi di paure e atti violenti.
    La rivista TRIA intende contribuire a questo dibattito proponendo alcune riflessioni su uno dei temi centrali di Habitat III e la Nuova Agenda Urbana: una città uguale per tutti nel rispetto delle differenze, dell'età, del genere, della razza, ecc.
    In dettaglio, questo numero è dedicato alla prospettiva di genere nella Nuova Agenda Urbana e raccoglie numerosi interessanti articoli provenienti da tutto il mondo, ed è stato redatto in collaborazione con l'Università di Cordoba (Argentina) e l'Hub di genere di UN-Habitat. I documenti evidenziano il ruolo della donna nello sviluppo urbano e contribuiscono a valutare quanto fatto negli ultimi anni e quanto è necessario ancora fare per il futuro.

  • LA SFIDA DELLA RESILIENZA URBANA
    N. 15 (2015)

    Costruire la resilienza urbana è una delle più grandi sfide che la contemporaneità pone agli studiosi  dei fenomeni urbani e territoriali.

    Gli insediamenti umani si rivelano sempre più deboli di fronte agli eventi naturali che sembrano intensificarsi per quantità e dimensioni.

    La città e il territorio sembrano essere sotto attacco e appaiono sempre più vulnerabili di fronte alla minacce che vengono dalla natura e dall’azione scellerata dell’uomo.

    Il rischio naturale esiste solo a causa dell’antropizzazione in quanto è proprio la presenza dell’uomo a trasformare un evento naturale come un terremoto, un’inondazione o un maremoto in pericolo per l’uomo stesso. In tal senso, la città è un fattore di moltiplicazione del rischio per la concentrazione di vite umane, attività e beni esposti.

    Agli eventi naturali che da sempre hanno minacciato gli insediamenti umani, si aggiungono i nuovi fattori di rischio che sono i cambiamenti climatici, la desertificazione, gli esodi di massa, l’abbandono delle aree rurali, la crescita incontrollata delle megalopoli, aumento delle povertà urbana e così via.

    Questo scenario pone una forte crescente domanda di resilienza urbana intesa come capacità adattiva rispetto alla vulnerabilità che trasforma il rischio in pericolo.

    La vulnerabilità può essere considerata da diversi punti di vista attraverso l’analisi dei beni esposti al rischio, della morfologia urbana e degli spazi, delle attività e delle funzioni della città, della comunità urbana e della declinazione sociale.

    Analogamente, la resilienza si costruisce migliorando la capacità adattiva nelle diverse articolazioni della complessità urbana, sul piano fisico e funzionale, a livello multiscalare  e attraverso la collaborazione interdisciplinare e intersettoriale.

  • Se i vuoti non si riempiono
    N. 14 (2015)

    Poco più di dieci anni fa veniva pubblicato un testo dal titolo “Se i vuoti si riempiono” in riferimento alle aree industriali dismesse che erano immediatamente apparse nella duplice veste di problema e di risorsa. In qualsivoglia modo le si vedeva certamente i “vuoti urbani” rappresentavano un’occasione da cogliere per una trasformazione delle città: occasioni inattese per ripensare la città e lo sviluppo locale sulla base di nuovi obiettivi, in particolare obiettivi di sostenibilità.

    La dismissione non ha riguardato esclusivamente i siti propriamente industriali, ma ha colpito in maniera non meno grave, per degrado e costi sociali indotti, anche aree e impianti non direttamente collegati al mondo della produzione come strutture terziarie, discariche, infrastrutture, aree portuali, ferroviarie, militari, che hanno risentito, come l’industria, dei rapidi processi di riorganizzazione, ridimensionamento e modernizzazione.

    In realtà la dismissione in sé non è un fenomeno nuovo, ma fa parte, da sempre, dei meccanismi fisiologici dell’organizzazione spaziale delle attività umane, così come il riuso. Le novità sono state, piuttosto, l’entità del fenomeno (tale da superare le naturali capacità di riuso degli spazi), la sua concentrazione in aree circoscritte, la difficoltà di recupero di aree spesso contaminate da inquinanti e, quindi, bisognose di interventi di bonifica, le dimensioni  proibitive dei fondi da impegnare nel recupero.

    Indagare approfonditamente sulle cause e sugli effetti di un fenomeno dai risvolti drammatici come la chiusura di impianti produttivi o di altre strutture urbane, è stato estremamente importante. Tuttavia, dopo le numerose ricerche e gli ancor più numerosi dibattiti dei primi tempi, l’interesse si è affievolito e ancora oggi continua a permanere l’incertezza del giudizio sulla preminenza del carattere strutturale o di quello congiunturale, della sua ambigua natura. Dopotutto, l’estrema variabilità delle manifestazioni  della dismissione,  la molteplicità delle sue cause, la crisi attuale che lascia presagire scenari di dismissione sempre più rapida o addirittura quotidiana, rendono di nuovo attuale l’argomento e pressanti innovative risposte. Questo numero di TRIA cerca di fare il punto della situazione e di suggerire soluzioni. 

  • Il mare e la città metropolitana di Napoli
    N. 13 (2014)

    Napoli – città di mare che, nei secoli passati, è stata una capitale portuale di rango europeo – oggi appare in una fase di decadenza e di debolezza sociale ed economica. L’identità marittima e la dimensione metropolitana sono i due pilastri su cui ricostruire il futuro della città e del suo Golfo.
    La visione dal mare apre nuove prospettive per individuare potenzialità e risorse della costa metropolitana. La sfida è la definizione di strategie di sviluppo sostenibile – ambientale, sociale, economico – che abbiano nel mare la risorsa fondamentale e che coinvolgano l’intera città metropolitana.
    Per questo special issue di TRIA, abbiamo selezionato riflessioni, analisi e proposte provenienti da diversi saperi e che riguardano varitratti della costa metropolitana, dalla penisola sorrentina fino al litorale flegreo.

    La riqualificazione e la valorizzazione del litorale metropolitano deve essere basata sulla “consapevolezza marittima” e finalizzata allo sviluppo sostenibile, combinando la prospettiva generale con i progetti specifici. La visione metropolitana può realizzarsi attraverso progetti locali che partano dal basso e che siano capaci di far convergere i diversi interessi verso l’obiettivo comune. Questa è la rotta che proponiamo per Napoli 2020 città metropolitana di mare.

  • Il mare e la città 2
    N. 12 (2014)
    Le “città d’acqua”, convertitesi in “città d’arte”,   hanno  preso a gareggiare tra loro per il rinnovo estetico del proprio volto.Il nostro attuale sguardo non è indirizzato ad evidenziare chi, da urbanista, da filosofo,da imprenditore  e da politico,  ha  contribuito a realizzare il “bello” della “città di mare” ma chi, da artista , ha saputo coglierne  le valenze estetiche e paesaggistiche, evidenziandone gli aspetti lirici e quelli drammatici, contribuendo a sottolinearne le cadenze  negative e quelle positive, la vitalità o la solitudine, alla ricerca di un fascino sensoriale che prenda le distanze dalla mera proposizione di un racconto.
  • Il mare e la città
    N. 11 (2013)

    L’equilibrato rapporto tra città e mare fu alla prioritaria attenzione del pensiero greco, in particolare di Platone, che nel pieno fiorire della civiltà ellenica si interrogò su quali caratteri dovesse avere il sito per accogliere confortevolmente un insediamento urbano in prossimità del mare. Ne derivò un idealtipo di modello insediativo urbano fondato su presupposti di “accessibilità”, di “sicurezza”, di “igienicità”, di “produttività”, di “prossimità” a fonti energetiche e  di“prosperità”.

     Il porto nasce con le braccia aperte, divaricate in direzione del mare; un abbraccio  teso a manifestare il piacere dell’incontro,  a garantire riparo, protezione, sicurezza ed amicale accoglienza. Volge viceversa le spalle alla città,  talvolta allontanandola  anche considerevolmente da sé, una misura tesa a ”mantenere le distanze”, quasi ad assumere un atteggiamento altezzoso, improntato a  manifesta rivalità competitiva, impedendole di procedere oltre, di valicare il limite del dovuto, investendo spazi destinati ad altro, a scandire specificazioni e diversificazioni di ruoli, mansioni ed attività professabili.

    Il porto e la città hanno come comune denominatore il mercato, il luogo dell’incontro, dello scambio di prodotti, idee, credenze fideistiche, costumanze, consuetudini, tradizioni, conoscenze, culture e civiltà. Il primo si configura come l’anticamera della seconda; i suoi spazi sono di transizione contro quelli di sosta e permanenza  anche definitiva dell’altra. Il nuovo rapporto città-mare va studiato in termini   “valorizzativi”, non certo limitabili alle sole  misure cautelative prescritte dagli  strumenti di pianificazione ordinaria, paesistica ed urbanistica , o agli interventi progettuali interessanti il rinnovo estetico delle palazzate di fronte mare ; occorre procedere oltre, consentendo alla città  di abbattere definitivamente le barriere portuali che ancora la privano della fruizione   del suo mare, operando   in coerenza con l’intervento che Ippodamo da Mileto progettò e realizzò nell’ Atene dell’età di Pericle  , facendo sì che la città si congiungesse al suo porto (il Pireo), sia pure con gli strumenti  che le circostanze imponevano: un muro  protettivo che fisicamente ed istituzionalmente sancisse il diritto di reciproca appartenenza:  città - mare .

  • TRIA 10 Che "genere" di città per il futuro
    N. 10 (2013)

    Le sfide emergenti per la città del XXI secolo sono riconosciute nella crescente urbanizzazione della popolazione mondiale, la diffusa povertà e il cambiamento climatico, come numerose dichiarazioni e carte internazionali dichiarano  (ONU). Le strategie spaziali di organismi internazionali e dei governi nazionali promuovo lo sviluppo sostenibile dei territori coniugando la crescita economica alle necessità di avere città sempre più efficienti, inclusive e giuste. Rispetto a questi obiettivi, è necessario progettare città capaci di rispondere efficacemente alle diverse necessità della vita quotidiana dei suoi abitanti, uomini e donne,  nelle differenti tappe della vita dall'infanzia, alla giovinezza, alla maturità e alla vecchiaia. L'assunto è che gli utenti della città e del territorio usano il loro ambiente in maniera differente, e la struttura fisica e funzionale di quest'ultimo impatta in maniera differente sui suoi users.La prospettiva di genere nella pianificazione, che affonda le sue radici già nei primi anni del secolo scorso, è solo da due decenni che sta tentando di affermarsi nelle pratiche urbanistiche. I temi della mixité degli usi, dell'accessibilità ai servizi, degli usi temporali della città, della sicurezza degli spazi pubblici, dell'efficienza dei  sistemi di trasporto, della partecipazione delle comunità locali devono molto alla sensibilità culturale introdotta dalla prospettiva di genere. Molte di queste questioni sono generalmente riconosciute ma non sono affrontate in maniera sistematica ed efficace dalle politiche e tecniche urbanistiche.La rivista TRIA con questo numero ha raccolto riflessioni, casi studio, ricerche, piani, esperienze, realizzazioni che descrivono le pratiche in corso e propongono una riflessione sull'efficienza della città, rispetto alle nuove sfide proposte dalla crescente urbanizzazione mondiale, facendo emergere la necessità di adozione del gender sensitive planning per la costruzione della città del futuro.

  • Città e grandi eventi, ieri oggi domani
    N. 9 (2012)

    Ogni città nasce da un evento , da una decisione individuale sostenuta da un impegno collettivo disciplinato da regole che dettano norme tecniche e giuridiche al realizzare ed al governare, generatrici di costumanze, tradizioni, rituali e comportamenti condivisi, matrici di cultura e civiltà. L’origine della città di fondazione, sia in età antica che medioevale e moderna costituisce il suo primo grande evento che riassume, nel suo fisico ed organizzativo determinarsi, i caratteri matriciali della complessità urbanistica che pongono in dialettico confronto non solo il “dove”(luogo, spazio), il “quando” (età, tempo) ed il “come” (forma e costumanza) ma anche il “perché” ed il “per chi” che si caratterizzano come i soggetti dominanti della processualità insediativa sin dagli albori delle civiltà.

  • Il territorio delle città tra antico e storico. Metamorfosi dei linguaggi
    N. 8 (2011)

    Il dialogo tra antico e storico si è svolto sul territorio antropizzato, nella continuità e nella discontinuità, definendo gli spazi dell’abitare, del produrre, del vivere, sui quali si sono innestati regimi vincolistici. L’archeologia, la paesaggistica e più recentemente l’ecologia ridanno vita e configurazione al passato, che si esprime attraverso rinnovati linguaggi, per cui i segni attestano non solo condizioni trascorse ma anche quelle attuali, quale patrimonio collettivo che connette passato, presente e futuro. L’archeologia classica – tramite il linguaggio antico, iscrizioni murarie, epigrafi e lapidi, attraverso tracciati viari e oggetti di “cultura materiale”, nonché il supporto di fonti documentarie dirette e indirette – racconta di edilizia e di urbanistica, della vita aristocratica e plebea, dell’opulenza e dell’indigenza. Si è ormai radicata anche un’altra forma di archeologia, quella definita “industriale”, in riferimento alle aree produttive dismesse, ed oggi la sfida si gioca sul piano di un processo di riqualificazione che coniughi opportunamente conservazione e trasformazione.

  • I linguaggi delle città. Le città si raccontano
    N. 7 (2011)

    I linguaggi della città sono molteplici: parlati, scritti, disegnati, espressi attraverso il racconto toponomastico, i caratteri alfanumerici delle sue epigrafi, degli epitaffi e delle lapidi celebrative, tramite le forme stilistiche delle sue architetture, le tipologie del suo costruito, l’altezza dei suoi fabbricati e la larghezza delle sue strade, il fluire dei suoi traffici e l’intensificarsi delle relazioni che la rendono  un “organismo vivente” dotato di corpo e di anima, di forma ed essenza, di materia e di spirito. Un organismo che vive in un contesto paesistico, ambientale e territoriale che concorre a definire,  in dialettica concorrenza - conflittualità con la natura, alla quale sottrae spazio ma addiziona cultura, ed il confronto linguistico che ne deriva si rende interprete  del percorso della civiltà.

  • Il trasversale gioco dei saperi nel progetto e nella promozione della città
    N. 6 (2010)

    Il Sapere filosofico, sin dal suo primo manifestarsi, detta ordine spaziale ed organizzativo alla vita della città, facendo scuola di pensiero e di azione, di razionalizzazione degli spazi, di organizzazione delle attività, di progettazione e di amministrazione gestionale, conferendo equilibri agli assetti insediativi, mediando esigenze, aspirazioni, necessità ed interessi dei singoli, con il tessere normativo dei reciproci gradi di libertà, dando forza all’insieme senza indebolire le parti che concorrono a determinarlo.

    L’urbanistica si configura come la figlia primogenita della Filosofia ( etimologicamente intesa come “amore della sapienza”), che ha scelto la città come luogo di sua privilegiata residenza dalla quale si dipartono e nella quale  è giusto che convergano le molteplici irradiazioni disciplinari dell’umano sapere il cui “gioco” non abbia a convertirsi in “giogo”.

  • La città sicura. Riflessioni, programmi ed esperienze progettuali
    N. 5 (2010)

    La città, nata per fronteggiare le paure individuali, ha finito col diventare sede privilegiata delle paure collettive perdendo quelle connotazioni che spinsero il pensiero filosofico della fiorente civiltà industriale a formulare la definizione:”L’aria di città rende liberi”.

    La libertà che offre la città è, da sempre, circoscritta, limitata e soprattutto condizionata; e le misure messe in campo per praticarla hanno spinto ad erigere barriere materiali (murazioni urbane, fossati, rocche, castelli, caserme, recinti residenziali ecc.) ed immateriali (eserciti, istituzioni di vigilanza, norme di tutela ed una crescente pioggia di vincoli ) che, all’insegna della “difesa” e della “sicurezza”, hanno imprigionato l’uomo incentivandone le “paure”, interdicendogli cioè l’accesso a quella “felicità”che solo il pensiero eutopico ha tentato di mantenere  in vita con l’ottimismo della volontà e la coltivazione delle fiducie;
  • Ripensare la città al presente
    N. 4 (2009)

    La città virtuale vive nel “tempo”, quella reale nello “spazio”. La prima è espressione dell’immaginare, la seconda del fare.

    Il tempo ha scandito le immagini della città che vede come artefici filosofi, storici, artisti, sognatori e talvolta poeti. Lo spazio ha generato città che hanno visto operatori geografi, geologi, geometri e finalmente urbanisti. Spazio e tempo comunque convivono in entrambe le città, sia pure con alternata subordinazione.

    La cultura  del pensare, del decidere  e dell’operare è la sede unificante di entrambe le città; è elemento generatore sia delle crisi che delle prosperità ed opera per il superamento delle prime e per il perseguimento delle seconde utilizzando le esperienze del passato per la costruzione di un futuro migliore.

  • Il paesaggio 2, nella storia nella cultura nell'arte e nella progettazione urbanistica
    N. 3 (2009)

    Il tema proposto mira a ridefinire il concetto di paesaggio, presentandolo non solo come un semplice involucro del territorio urbano e rurale, insediativo e produttivo, antropico e naturale, bensì come un organismo vivo, magari non in ottima salute, che, nonostante l’età, ancora regge all’urto delle trasformazioni prodotte dai fenomeni disastrosi delle cosiddette sciagure naturali e soprattutto dalle tante ferite infertegli dall’azione umana che, interessandolo, ne hanno ridefinito l’attuale assetto.

    Come organo vivente il paesaggio soffre il malessere e code il benessere, indossando l’abito povero ma decoroso più gratificante di quello ricco ma insolente, testimone del buono e del cattivo governo, comunque erede di una storia che lo nobilita, che ha ispirato composizioni liriche, narrazioni letterarie, espressioni di arte, creatività progettuali, il tutto compendiabile nel termine “cultura” che merita di essere acquisita, approfondita e trasmessa alle generazioni che seguiranno, auspicabilmente arricchita da quanto la civiltà del presente riuscirà ad elaborare, anche attraverso il bene indirizzato percorso della pianificazione urbanistica.

  • Il paesaggio nella storia nella cultura nell'arte e nella progettazione urbanistica
    N. 2 (2008)

    Il tema proposto mira a ridefinire il concetto di paesaggio, presentandolo non solo come un semplice involucro del territorio urbano e rurale, insediativo e produttivo, antropico e naturale, bensì come un organismo vivo, magari non in ottima salute, che, nonostante l’età, ancora regge all’urto delle trasformazioni prodotte dai fenomeni disastrosi delle cosiddette sciagure naturali e soprattutto dalle tante ferite infertegli dall’azione umana che, interessandolo, ne hanno ridefinito l’attuale assetto.

    Come organo vivente il paesaggio soffre il malessere e gode il benessere, indossando l’abito povero ma decoroso più gratificante di quello ricco ma insolente, testimone del buono e del cattivo governo, comunque erede di una storia che lo nobilita, che ha ispirato composizioni liriche, narrazioni letterarie, espressioni di arte, creatività progettuali, il tutto compendiabile nel termine “cultura” che merita di essere acquisita, approfondita e trasmessa alle generazioni che seguiranno, auspicabilmente arricchita da quanto la civiltà del presente riuscirà ad elaborare, anche attraverso il bene indirizzato percorso della pianificazione urbanistica.

  • TRIA 01 (giugno 2008) Il ponte nello spazio e nel tempo a superamento delle barriere urbanistiche
    N. 1 (2008)

    Il primo numero di “TRIA” affronta il problema della “comunicazione” e significativamente pone al centro della sua trattazione il PONTE nella pluralità delle sue accezioni materiali, metaforiche e simboliche.

    Il PONTE è prospettato come l’anello vitalizzante la catena che collega l’essere al divenire, elemento di ricucitura delle discontinuità, delle separatezze, delle differenze sociali, spaziali e temporali.

    “Il PONTE – infrastruttura” garantisce la continuità spaziale, materializzandosi come espressione di sapere scientifico sino a divenire “opera d’arte” nella manualistica costruttiva, anche indipendentemente dalla elevata qualità progettuale che manifesta.

    Esso determina la naturale convergenza di due discipline quali l’architettura e l’ingegneria unificando, in termini progettuali, i parametri estetici e quelli strutturali, ma coinvolge anche le discipline della terra quali la geografia e la geologia che ne garantiscono ambientamento e fattibilità; il tutto a valle di una decisione politica che lo commissiona e di una pianificazione urbanistica che gli attribuisce localizzazione, funzione e carattere fruitivo.