Allestimenti anamorfici per metamorfosi urbane

  • Greta Attademo Università degli Studi Federico II di Napoli

Abstract

La ricerca indaga nuove modalità di riconnessione al tessuto urbano dei non-luoghi, spazi architettonici ed urbani esistenti, la cui forma e fruizione hanno tramutato in aree anonime e degradate, prive di identità e di relazioni con il territorio. La trasformazione da “non luoghi” a “nuovi luoghi” è analizzata attraverso l’uso di pratiche artistiche come strumento di rigenerazione urbana, con l’intento di riconfigurare il legame tra individui e spazi senza realizzare interventi strutturali e architettonici, ma modificando quelle relazioni di percezione, di orientamento e di riconoscimento tali da generare un impatto sull’uso dello spazio e sul senso di appartenenza al luogo.
In particolare, la ricerca si concentra sulle installazioni artistiche progettate in anamorfosi, processo geometrico di illusione prospettica che rende un’immagine riconoscibile solo guardandola da un punto visuale privilegiato, pur essendo proiettata in maniera distorta su più piani. Il sistema frammentario ed enigmatico di segni diventa comprensibile solo se ricomposto dall’osservatore che, attraverso il suo sguardo e il suo movimento, contribuisce a modificare la percezione e la fruizione del luogo.
Nella prima parte del contributo si analizzano alcune installazioni che utilizzano l’anamorfosi come strumento di “agopuntura urbana”; nella seconda parte, il caso studio della stazione di Boscoreale (NA) costituisce l’applicazione concreta della pratica anamorfica su un non-luogo della mobilità urbana.

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Pubblicato
2020-01-21