«Non ci sono fatti, solo interpretazioni»: la linea rossa che unisce Nietzsche alla filosofia analitica

Guido Seddone

Abstract


Nel volume Su verità e menzogna in senso extramorale Nietzsche mette in evidenza il potere del linguaggio nella comprensione della realtà. Il linguaggio è inteso come un’attività creativa che dà forma alla verità e alla comprensione del mondo, considerando il principio di corrispondenza fra realtà e significato come un relitto della metafisica. Su questo punto si riscontrano molti punti di contatto con i recenti sviluppi della filosofia analitica. Rorty ha il merito di aver precisato che Nietzsche condivide molte idee con Davidson, allorché entrambi considerano la verità come un atto umano creativo e linguistico piuttosto che una adaequatio rei et intellectus. Nel presente articolo sono messe a confronto le prospettive teoriche di Nietzsche e di Davidson su linguaggio, significato, verità e interpretazione, mostrando il limite intrinseco esistente fra conoscenza e cultura.


Keyword


Nietzsche, Davidson, Rorty, vero, significato

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DOI: http://dx.doi.org/10.6093/1593-7178/2849

NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aunina-16576

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Bollettino Filosofico è pubblicata dal Centro di Ateneo per le Biblioteche dell'Università di Napoli Federico II e realizzata con Open Journal System | Direttore responsabile: Pio Colonnello | ISSN 1593-7178 | © 1978 | E-ISSN 2035-2670